Babywearing Win-Win 💪
- Federica Baraldi

- 9 giu
- Tempo di lettura: 3 min

Non importa se sei un genitore poetico, stropicciato, zen o tendente all'esaurito: quando impari a portare, qualcosa cambia.
E no, non si può ridurre tutto a una questione di mani libere (anche se c'è da ammettere che è un grandissimo punto di forza).
Il babywearing è una pratica semplice ma potentissima: unisce scienza, fisiologia, relazione e un pizzico di furbizia antica...
E sì, si vince sempre, anche quando ti senti come se stessi domando una creatura furiosa con una tenda da campeggio. 😂
🔬 La scienza dietro la magia: ossitocina e rivoluzione dolce
La scienza conferma quello che ogni genitore sente sulla propria pelle:
il contatto stimola ossitocina,
l’ossitocina calma,
e quando c’è calma, c’è pace (sperando in almeno 20/25 minuti 😅).
Questa piccola presa di posizione ormonale non è un dettaglio. L’ossitocina è l’ormone del legame, è ciò che permette a un genitore di regolarsi emotivamente insieme al proprio bambino, in pratica, mentre porti, il corpo rilascia un “antistress naturale”, e i due sistemi nervosi imparano a parlarsi.
🧠 Babywearing e sensi: un laboratorio in movimento
Il tatto è il primo senso a svilupparsi nel feto e non smette mai di “parlare”. Attraverso il contatto, il bambino riceve stimoli tattili continui e regolatori: il calore, la pressione, il ritmo del respiro, il battito, il movimento.
Il babywearing diventa così una vera palestra sensoriale:
stimola l’equilibrio e la propriocezione (cioè la percezione del corpo nello spazio),
sostiene lo sviluppo del tono muscolare e del sistema vestibolare,
offre una “base sicura” da cui esplorare il mondo.
Perché sì, un neonato portato sente, impara, cresce e tutto questo accade mentre tu… cerchi di ricordarti se hai spento il caffè o meno.
💚 Babywearing come gesto politico
Non nel senso dei partiti, tranquilli, ma nel senso che scegliere il contatto oggi è ancora un atto controcorrente.
Viviamo in un mondo che ci vuole veloci, produttivi e indipendenti fino all’assurdo (già dal post parto) e invece tu, con una fascia o un marsupio, decidi di rallentare e di legare, accogliere, reggere, di mettere il corpo al centro, di concederti il tempo al ritmo del respiro, di dedicarti la relazione prima della performance.
È un gesto semplice, ma profondamente sovversivo: non c’è accessorio per neonati o "manuale sull'essere genitori" che possa eguagliare i benefici di un abbraccio e del contatto.
🌀 Il babywearing come strumento, non come religione
Non serve essere spirituali, poetici o appassionati di neuroscienze per trarne beneficio, anzi, il bello del babywearing è che funziona comunque.
Ci sono genitori che vivono il portare come un rito affettivo e relazionale mentre altri che lo vivono solo come una strategia di sopravvivenza logistica e... va benissimo così! In questo senso il babywearing è uno strumento democratico: si adatta a tutti e a tutte le necessità di questa o quella famiglia.
Perché esistono genitori che hanno solo bisogno di uno strumento che alleggerisca (in tutti i sensi) le giornate mentre altri che alimentano il rapporto soprattutto attraverso il contatto, e il fatto divertente è che se anche ti riconosci solo in una delle due tipologie, in realtà abiti inconsapevolmente entrambe le modalità.
🌿 Morale della favola
Con il babywearing si vince sempre perché a volte vince la scienza, a volte vince il cuore, a volte vince solo il fatto che hai potuto fare pipì senza farlo piangere disperato o svegliarlo per metterlo giù.
Ma ogni volta che leghiamo quella fascia, che infiliamo quel marsupio, stiamo dicendo al nostro piccolo e a noi stessi:
“Siamo qui, insieme, e andrà tutto bene... anche se il nodo viene storto.” 😁
Federica Baraldi Puericultrice
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